Sicilia: una tavolozza di Gusti e Colori

VIAGGIO NELLA CUCINA SICILIANA E SPECIALE MONTI PELORITANI

Il racconto di un Viaggio nei Sapori

 

la storia della cucina siciliana è un fitto intreccio di culture e ingredienti che hanno attraversato la terra di sicilia e solcato i suoi mari, fino ad arricchirla in modo unico al mondo.
un viaggio meraviglioso che inizia nel 734 a.c. e continua ancora oggi.

I primi colonizzatori, i Greci Corinzi di Archia, sbarcarono prima della nascita di Cristo a Siracusa portando novità quali, l’ulivo, il farro e la sapiente capacità di produrre il vino.
Si narra che in Sicilia, questa popolazione abbia introdotto non soltanto nuove materie prime ma anche tradizioni quali il banchetto e i ricchi menu composti da minestre, pesci, carni, uova, legumi, formaggi freschi e – inFIne – dolci a base di miele, noci e frutta.
Seguì a quella dei Greci un’altra civiltà importantissima nella storia della cucina siciliana: gli Arabi. Questa epoca profuma di gelsomino e anice, e ha il gusto della canna da zucchero, del riso, del sesamo, della cannella, dello zafferano. Gli Arabi furono protagonisti nella nascita della pasticceria locale: basti pensare alla Cubbaita, ai Nacatuli, alla Cupita, no alla celeberrima Cassata e al sorbetto. Secondo la leggenda, le donne di Caltanissetta, ospiti dell’harem Kalt El Nissa, furono le prime a produrre il Re dei Re: il cannolo.

Il nostro racconto prosegue nel 1063, quando i Normanni di Ruggero II di Altavilla sconfissero in battaglia gli Arabi: per la prima volta approda sull’isola una popolazione scandinava, di indole cacciatrice e guerriera, apportando all’enogastronomia siciliana nuove ricette quali le carni allo spiedo, le aringhe affumicate, i merluzzi secchi che oggi sono famosi come Baccalà. Ma la loro presenza non durò a lungo.
Ecco la volta dei Francesi di Carlo d’Angiò, succeduti nel 1282 dagli Spagnoli di Pietro III d’Aragona. Un nuovo pezzo di Europa scopre le terre di Sicilia, introducendo piatti raffinati e nobiliari: il Rollò (poi diventato odierno Falsumagru), il Pan di Spagna, le impanature. Gli spagnoli portano in questo periodo il pomodoro, il cacao e il mais dalle Americhe, così come il peperoncino, la patata, i fagioli, il tacchino e i peperoni. Negli stessi anni, un nuovo ingrediente, giunto dalle Indie e destinato a diventare protagonista, si affacciava nelle cucine di tutta l’isola: la melanzana.

“IL CREATORE, OBBLIGANDO L’UOMO A MANGIARE PER VIVERE, LO INVITA CON L’APPETITO E LO RICOMPENSA CON IL PIACERE” Brillant Savarin

I Monti Peloritani e Castroreale

Le Valli dei Monti Peloritani regalano ai viaggiatori sapori interessanti e inconfondibili.

IL LIMONE INTERDONATO, presidio Slow Food a marchio IGP, prodotto esclusivamente autoctono e ore all’occhiello del territorio jonico. Si tratta di un ibrido naturale tra il cedro e una varietà di limone detta ariddaru, individuata dal colonnello ex-garibaldino Interdonato. Questa tipologia di frutto è profumatissima, delicata e poco acidula, ricca di succo e vitamine. Localmente, potrete trovare il Consorzio di Tutela di questo limone, nato proprio per salvaguardarne le peculiarità e trasmetterle alle generazioni future.

I VINI D’OC MAMERTINO E FARO, frutto di coltivazione biologica situata nelle zone di Santa Lucia del Mela ma anche Furnari, Valdina e Pace del Mela. Questi vitigni risalgono all’epoca romana antica: già nel 289 a.C. i Memertini (“figli di Marte”), soldari mercenari che combatteranno la Prima Guerra Punica contro i Cartaginesi, cominciarono a piantare in questo territorio tale tipologia di vite.

L’OLIO D’OLIVA VALDEMONE DOP e i tanti uliveti a coltivazione biologica, con le tipiche varietà dell’Ogliarola Messinese, della Minuta e della Santagatese. Il nome deriva da Vallis Nemorum, a testimonianza della ricchezza forestale della regione. Venne introdotto sull’isola dai Fenici. Ha il sapore delle olive fresche appena raccolte e una leggera nota amara.

IL VINO SICILIA IGT (Indicazione Geografica Tipica), bianco ideale per essere accompagnato ai dessert o degustato con insalate di mare, involtini di melanzane, frutti di mare cotti, pesce spada. Il rosso, più potente e strutturato, va abbinato a carni arrosto o al forno (capretto o agnello), oppure a formaggi stagionati.

Il Formaggio Maiorchino 

Si produce da Febbraio a metà Giugno nella zona montuosa dove si incontrano i monti Nebrodi e i Peloritani. È un pecorino a pasta dura, ricavato dal latte delle razze autoctone. Si distingue dal resto dei pecorini siciliani per le eccezionali forme: 35 cm di diametro per 10, anche 18 Kg, con stagionatura che va dagli 8 ai 24 mesi.

TRA LE ALTRE SPECIALITA’ DA NON PERDERE NELLA ZONA DEI NEBRODI, IL SUINO NERO E LA PROVOLA. 

Lo sapevi che… 

… coltivare e allevare biologico (Regolamento CE 834/07 e 889/08 e a livello nazionale DM 18354/09) significa ammettere solo l’impiego di sostanze naturali, ovvero presenti in natura, escludendo l’utilizzo di concimi, diserbanti e insetticidi chimici. Ma non solo: le coltivazioni biologiche evitano lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali, preferendo un modello produttivo durevole nel tempo e la rotazione della colture.
Per ostacolare i parassiti, queste coltivazioni adottano metodi di piantumazione di siepi e alberi e di consociazione.
L’allevamento biologico certicato impone l’attenzione al benessere degli animali, che non devono assumere mangimi chimici o antibiotici stimolatori della crescita, devono avere spazio per muoversi liberamente e pascolare, e inne devono essere macellati riducendo al minimo la tensione.

COLTIVAZIONI E ALLEVAMENTI AUTOCTONI BIOLOGICI SONO GARANZIA DI QUALITA’, SICUREZZA, SALUTE E RISPETTO PER LA NATURA E L’AMBIENTE, OLTRE A PRESERVARE LA BIODIVERSITA’ DI UN TERRITORIO.